LE VIE CAVE

Thursday, March 26, 2009

Autore: Riccardo

Le "cave" di Sorano sono singolari vie lunghe, buie e strette, profondamente incassate nella roccia tufacea che dai Pianetti scendono a lambire le sponde del fiume Lente.

La folta vegetazione che spontaneamente cresce alle sommità delle alte pareti ne occulta l’ ubicazione da qualunque parte si osservino.
A percorrerle a piedi danno l’impressione di trovarsi dentro a viscere di un immenso serpente in movimento, tante sono le curve, ora strette ora ampie, che si presentano agli occhi.

Il percorso, anche se molto tortuoso, non ha pendenze eccessive, mentre l’altezza delle pareti raggiunge in certi casi anche venti metri.

Per millenni hanno visto passare genti di ogni linguaggio e condizione sociale, fino a che il progresso, con le strade asfaltate, non le ha gettate nell’ abbandonno totale.

Oggi soltanto qualche coraggioso turista si avventura alla loro esplorazione, sempre che si riesca a indovinare l’ ingresso dato che nemmeno un cartello ne indica l’ esistenza. Originariamente le "cave" non erano altro che una specie di ruscelletti che portavano acqua al fiume Lente.

Esse sono state scavate successivamente per farne "percorsi"; all’inizio potevano essere soltanto semplici sentieri appena accennati sul terreno, che poi pastori e mandriani, conducendo i loro armenti ai fiumi sottostanti, resero più simili a classiche mulattiere. Con l’arrivo degli etruschi le cave, da umidi e scoscesi diverticoli, si trasformarono in strade di grande comunicazione.

Da abili ingegneri in idraulica essi resero efficenti le cave e regolarono, uniformandola, la tendenza stradale allargando i punti più stretti e provvidendo a canalizzare le acque piovane, che impetuose vi scorrevano durante violenti temporali, cause maggiori dello continua erosione.

Sistemate queste strade e rese percorribili ai carriaggi, il traffico cominciò a svolgersi tra Saturnia e Sovana da una parte, Statonia, Vulci, Chiusi e Velsena (Orvieto) dall’altra.

Che queste "cave" di Sorano, per intenderci quelle di San Rocco, San Vanlentano e Case Rocchi, siano state "costruite" lo dimostra il fatto che, nonostante partano da zone distanti tra loro, sboccano assai vicine l’una all’altra alla triplice confluenza dei tre fiumi del Cercone, Castelsereno e Lente, nell’unico punto della valle piatto e assai spazioso, da cui si può accedere agevolmente a Sorano attraverso l’antica porta dei Merli o del Lente.

Anche le vie cave cotribuivano a rendere più difficile e pericoloso l’accesso ai nemici che volevano tentare di avvicinarsi in armi all’abitato. Nei punti di confluenza di queste "vie" nella stretta vallata del Lente, sorgevano vecchi mulini ad acqua a cui i contadini della zona conducevano gli asini carichi di grano da macinare.

Anche le cave e i colombari dimostrano che la zona di Sorano è etrusca, pur mancando testimonianze più dirette. Sorano, come già descritto, dispone indubbiamente di un ricco patrimonio archelogico e monumentale. Non si possono inotre ignorare le rocche medioevali di Vitozza, Montorio, Montevitozzo e Castell’Ottieri, le chiese rurali di San Rocco su poggio omonimo e di Santa Maria dell’Aquila nelle vicinanze del cosiddetto "Bagno di Filetta" alle acque termali nonchè numerose e suggestive necropoli etrusco - romane.

Chi volesse fare un’escursione turistica può iniziare dai colombari, ma è necessario andare sempre a piedi, per poter osservare meglio il panorama pittoresco e suggestivo.

Dopo il ponte sul Lente, lungo la strada per Sovana, c’è la chiesa di San Rocco da cui si può ammirare uno scenario naturale fra i più belli e singolari d’Italia. Intorno si potranno visitare alcune tombe etrusche di varie epoche.

Attraverso stradette antichissime che portano fino ai torrenti Cercone e Castelsereno, si arriva alla Rocca soranese. Si rientra quindi in paese, passando dalla singolare porta "dei Merli".

Nella sua quiete profonda Sorano offre al turista e all’amante dei tesori dell’arte antica, sicuro di non deluderlo, un autentico ritorno al passato di questo angolo di terra leggendaria.

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